SITUAZIONE POLITICA

Indipendente dal 1991, anno di separazione dall’ex-Repubblica Yugoslava, la Croazia ha posto termine al conflitto che la opponeva alla Serbia nel 1995, quando ha riacquistato il controllo dell’intero territorio. In base alla Costituzione del 1990, la Croazia è una Repubblica Presidenziale, nella quale il Capo dello Stato (eletto a suffragio diretto ogni 5 anni) gode di ampi poteri esecutivi e il Parlamento, unicamerale dal 2001, è rinnovato ogni 4 anni.

Dal giorno dell’indipendenza fino alla sua morte nel ‘99 il Presidente Tudjiman ha guidato la Croazia a capo dell’Unione Democratica (HDZ), che deteneva un’ampia maggioranza nel Parlamento e la cui influenza nell’amministrazione pubblica si era diffusa a tutti i livelli, minacciando la vita democratica del Paese. La corruzione rimaneva diffusa e le libertà civili non erano garantite ma Tudjiman godeva di un forte consenso (soprattutto presso la popolazione rurale) che gli derivava dall’aver costruito l’indipendenza della Croazia. La sua morte ha dato spazio anche agli altri partiti e ha aperto la strada al rinnovamento politico in senso meno nazionalistico e più democratico.

Nelle elezioni parlamentari del novembre 2007 l’Unione Democratica (HDZ), guidata dal Primo Ministro Ivo Sanader è tornata ad essere il primo partito del Paese, ma per governare dipende dal supporto del Croatian Peasant Party (HSS) e del Social Liberal Party (HSLS).
Lo scorso luglio 2009 Ivo Sanader ha annunciato il suo ritiro dalla scena politica indicando come suo successore la sua vice e fedele collaboratrice, Jadranka Kosor, che in effetti è l’attuale premier della Croazia.
Dallo scorso gennaio il Paese ha anche un nuovo Presidente, il socialdemocratico Ivo Josipovic (candidato dell'opposizione di centro-sinistra), che ha infatti vinto nettamente il ballottaggio per le elezioni presidenziali. Europeista convinto Josipovic ha promesso di adoperarsi per concludere al più presto la fase finale del lungo e travagliato cammino all'adesione della Croazia all'Unione Europea.
La priorità del governo è infatti l’adesione alle direttive di politica economica necessarie per l’accesso nell’UE, un obiettivo condiviso anche dall’opposizione, ma il suo perseguimento non è così scontato dato che l’implementazione delle riforme richieste inevitabilmente coinvolge una serie di interessi domestici particolari (per esempio le istanze dell’HSS mal si conciliano con le richieste dell’UE relativamente al settore agricolo). La coalizione di governo, inoltre, detiene solo una risicata maggioranza e la ricomparsa sulla scena politica lo scorso gennaio di Sanader (come indipendente) può rivelarsi politicamente destabilizzante dato che potrebbe comportare alcune defezioni di fedelissimi dell’ex premier dalla HDZ.

SITUAZIONE ECONOMICA

L’attuale economia croata ha una struttura simile ai paesi occidentali, con un reddito procapite relativamente elevato e con il settore dei servizi che origina il 65,7% del PIL, mentre industria e agricoltura contano rispettivamente per il 28,1% e il 6,2%. Il Paese, inoltre, può contare su una forza lavoro piuttosto preparata e un sistema di infrastrutture per i trasporti e per le telecomunicazioni sostanzialmente adeguato, oltre che su di un ben sviluppato settore bancario e un’industria del turismo competitiva e in grado di trainare l’economia nazionale.
All’espandersi della crisi nel 2008, tuttavia, le principali agenzie di rating hanno assegnato un outlook “negative” alle prospettive del rating paese per la possibile difficoltà nel finanziamento dei conti con l’estero a causa del difficile ambiente internazionale e a fronte di un deficit delle partite correnti in espansione e di un elevato deficit fiscale. In effetti nel 2009 tutti i settori economici hanno risentito della crisi finanziaria globale e  il Paese è entrato in recessione (-5.7% la variazione del PIL).
Una ripresa rapida, d’altra parte, non sembra probabile con i dati di fine anno per le vendite al dettaglio e per la produzione non molto incoraggianti e la stretta creditizia ancora in atto. Del resto nel 2009 i consumi privati hanno perso oltre l’8%, gli investimenti il 12%, le esportazioni il 15% e anche il turismo risulta stagnante. Per il 2010, dunque non si stima una variazione superiore allo 0.2% del PIL (+2.2% la timida crescita prevista per il 2011).

In termini di politiche economiche la rigorosità delle stesse dovrebbe essere salvaguardata, anche per il prossimo futuro, dalla necessità per il Paese di aderire alle richieste dell’UE per l’adeguamento agli standard degli altri Paesi membri in prospettiva del futuro ingresso.

Per quanto riguarda, invece, la politica monetaria, la strategia della Croatian National Bank (la Banca Centrale) è di mantenere la stabilità della kuna. Questa politica, infatti, ha aiutato il Paese a isolare l’economia dalle maggiori pressioni inflazionistiche derivanti dagli elevati prezzi delle commodities (specialmente il petrolio), ma nel 2008 l’inflazione ha registrato comunque una notevole crescita, soprattutto per gli elevati prezzi petroliferi e alimentari del primo semestre e il valore medio ha raggiunto il 6.1%. L’impennata, comunque, è stata temporanea dato il crollo dei prezzi globali allo scoppio della crisi finanziaria internazionale e infatti nel 2009 l’indice dei prezzi al consumo è sceso al 2.4% e dato il persistere della debolezza della domanda domestica e le limitate prospettive di crescita per i salari e per il credito, anche nelle stime per il 2010 dovrebbe attestarsi intorno al 2.6% (in leggero aumento per il rialzo dei prezzi dell’energia ad uso domestico). In realtà la Banca Centrale tenta di spingere la liquidità domestica, ma la crisi economica globale continua a limitare le linee di credito alle controllate locali delle banche estere.

La kuna rimane comunque una valuta soggetta al rischio di volatilità, dato il consistente bisogno di finanziamenti esteri della Croazia e, a maggior ragione, nel difficile contesto attuale dei mercati internazionali del credito.

SITUAZIONE FINANZIARIA

La riduzione del deficit del bilancio degli scambi si riflette positivamente sul deficit corrente, che strutturalmente risulta comunque in gran parte ammortizzato dall’elevato surplus registrato dai servizi (grazie alle buone performance del turismo): +13% del PIL anche nel 2009, nonostante il calo registrato nel numero di visitatori esteri, soprattutto dall’UE (da cui provengono quasi il 60% dei turisti totali) a causa della crisi.
A ridurre l’impatto del deficit commerciale, comunque, contribuiscono anche i trasferimenti e soprattutto le rimesse che i numerosi croati che lavorano all’estero inviano a casa ai familiari (1.6% del PIL l’avanzo dei trasferimenti nel 2009). Il risultato è dunque un deficit delle partite correnti, quasi dimezzato rispetto al 2008, pari al 5.5% del PIL (dal 9%), che comunque rimane elevato in relazione al fatto che il Paese presenta anche un considerevole debito pubblico e debito estero, ma che tenderà a migliorare ulteriormente nel 2010/2011 grazie alla ripresa del turismo, ma ad un livello di importazioni ancora tarpate dalla lentezza del recupero della domanda domestica.  

Il miglioramento del deficit corrente incide a sua volta sul fabbisogno finanziario che nel 2009 scende a 9.9USD/mld (per 2/3 determinato dai rimborsi di capitale), ma ciò che si segnala è che la sua copertura è sempre meno garantita dagli investimenti diretti esteri (inferiore al 20% nel 2009) a causa dello stallo nel processo di privatizzazione, ma anche per l’ambiente operativo che non è favorevole al business e a cui si è aggiunto il contesto internazionale di sfiducia e avversione al rischio.

Nel 2009, il governo è ritornato a rivolgersi al mercato internazionale dei capitali, raccogliendo circa 2.5USD/mld e Fitch prevede un’ulteriore emissione di bond nel 2010 per circa 2USD/mld.
Le prospettive per nuovi afflussi di capitale sono comunque modeste, soprattutto se comparate agli ingenti flussi di capitale in entrata e ai ricavi delle privatizzazioni che sono invece stati determinanti negli ultimi anni per il rafforzamento delle riserve internazionali, che hanno raggiunto i 14.9USD/mld nel 2009 e si stimano sul medesimo livello per il 2010, garantendo un import coverage di circa 7 mesi, la piena copertura del debito estero a breve e il 25% di quella del debito estero totale.

L’incapacità del Paese di finanziare il proprio deficit corrente con capitale non oneroso ha portato anche a un considerevole aumento dello stock del debito estero, che nel 2009 ha toccato i 58.8USD/mld, in ulteriore crescita nelle stime per il 2010 (a 60.7USD/mld), e all’aumento della sua incidenza sul PIL che nel 2009, con la forte contrazione dell’economia, ha raggiunto il 93% (80.2% nel 2008).
Il servizio del debito nel 2009 nel complesso non è aumentato (pari a circa 8USD/mld), ma il debt service ratio, già pesante nel 2008 al 29%, con il calo registrato nell’export è salito al 33% nel 2009 ed è stimato al 39% per il 2010.

Riassumendo, i punti di forza dell’economia della Croazia sono: un’economia evoluta e relativamente diversificata, l’elevato reddito procapite e il rigore di politica economica, garantito del prossimo ingresso della Nazione nell’UE (2012).
Mentre i principali punti deboli sono: l’elevato livello di corruzione e di inefficienza del settore pubblico, il pesante debito pubblico ed estero e l’elevato deficit commerciale.

L’indice di assicurabilità SACE è di rischio 5 su 7.

RELAZIONI E COMMERCIO INTERNAZIONALE

Per quanto riguarda le relazioni internazionali bisogna ricordare come la Croazia abbia combattuto ferocemente contro la Serbia e in Bosnia. La guerra civile del 1991-1995 ha lasciato, dunque, numerose questioni aperte fra le repubbliche iugoslave e particolarmente sentita è quella del risarcimento dei danni territoriali sopportati dalle rispettive popolazioni di Serbia e Croazia, per cercare di risolvere la quale è stata coinvolta anche la Corte di Giustizia Internazionale dell’Aia.
Relativamente all’Unione Europea, la Croazia ha ottenuto il via libera per l’apertura delle negoziazioni per divenire paese membro nel 2005 (prima sempre rinviata per la mancata collaborazione con il tribunale dell’Aia nella cattura dei criminali di guerra), ma l’ingresso nell’UE (peraltro voluto più dai politici che dal popolo, secondo i sondaggi favorevole sotto il 30%) per l’inefficienza del sistema giudiziario, la lentezza delle riforme strutturali e la debolezza della lotta contro la corruzione e il crimine organizzato difficilmente potrà verificarsi prima del 2012.
Nel 2010 il Paese potrebbe comunque realisticamente chiudere i 35 chapters comunitari (cioè l’insieme di leggi nei vari settori che regolano la vita dell’Unione Europea), dopo che per buona parte del 2009 la disputa sui confini marittimi con la Slovenia aveva portato quest’ultima, già membro dell’UE, a congelare le negoziazioni di accesso della Croazia.
L’altro importante obiettivo di politica estera del Paese invece è stato raggiunto lo scorso aprile 2009, quando la Croazia (insieme con l’Albania) è diventata membro effettivo della NATO.

La bilancia dei pagamenti con l’estero è strutturalmente un punto debole dell’economia croata a causa dei considerevoli deficit commerciali registrati dal Paese (soprattutto per la necessità di importare energia). Nel 2009, tuttavia, il disavanzo commerciale del Paese si è ridotto a 10.7USD/mld (dai 16USD/mld del 2008), pari al 17.% del PIL (previsto tale anche per il 2010 e 2011); le esportazioni, infatti, pur risentendo pesantemente della contrazione della domanda nell’Eurozone, principale mercato per la Croazia, e nei Paesi vicini, hanno nel complesso tenuto meglio delle importazioni, calate del 21%, per la debolezza della domanda interna (-9%) e per il crollo del prezzo internazionale del petrolio e delle commodity in generale.
Tra i principali partners commerciali del Paese, all’interno dell’UE si segnala l’Italia (con il 19.2% delle esportazioni e il 17.1% delle importazioni, nel 2008), la Germania (rispettivamente con il 10,7% e il 13.4%) e l’Austria (con il 3.2% e il 4.9%). La Croazia, inoltre, esporta in Bosnia il 15.3% del totale delle proprie esportazioni e importa dalla Russia il 10.3% del totale delle importazioni.


Principale fonte: SINTESI2000


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