
SITUAZIONE POLITICA
La Romania è indipendente dal 1861 e repubblica dal 1948. Il Presidente della Repubblica è eletto direttamente, dura in carica 4 anni e dispone di ampi poteri.
Il Parlamento è composto dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Dopo la caduta del regime comunista del dittatore Ceausescu, le prime elezioni libere del 1990 furono vinte dal Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), una larga coalizione di partiti da cui si staccò successivamente la componente di sinistra, Partito della Democrazia Sociale Romena - PSDR, erede del vecchio partito comunista, che però dal 2004 non è più al Governo.
La vittoria alle presidenziali del 2004, infatti andò a Traian Basescu, del Democratic Party-DP e leader della coalizione di centro destra. Basescu non avendo ottenuto una maggioranza schiacciante, inizialmente aprì a diversi partiti minori per ottenere il loro appoggio per formare il governo e come primo ministro, alla guida della coalizione mise Calin Tariceanu (del National Liberal Party-NLP). La necessità di assicurare al Paese l’accesso all’UE nei tempi previsti dal trattato fu un obiettivo condiviso dall’intera classe dirigente rumena, e dunque rappresentò il maggior collante per la coalizione, ma ben presto emersero le ostilità tra i due partiti e l’elevata conflittualità fra Presidente e Primo Ministro su diversi punti. Le tensioni, dopo l’ingresso della Romania nell’UE, degenerarono ulteriormente, ma nonostante la debolezza della sua posizione parlamentare, che lo costrinsero a diverse concessioni ai partiti, a scapito della rigorosità delle politiche economiche e dell’avanzamento delle riforme, il governo riuscì comunque a barcamenarsi fino alle elezioni legislative del novembre 2008.
Dalle elezioni il Democratic Party (DPL) è uscito ancora vincitore, ma con una maggioranza così risicata da costringerlo ad un improbabile esecutivo di coalizione con il Partito Socialdemocratico (PSD), che in effetti ha portato allo stallo e alla instabilità politica. La situazione si è sbloccata e la stabilità è stata restaurata solo dopo la vittoria alle presidenziali dello scorso dicembre 2009 di Basescu (riconfermato) che gli ha permesso di portare l’Unione Magiara (HUDR) dalla propria parte, strappandola all’alleanza, creatasi nel frattempo, con il PSDR e l’NLP, e costituire un nuovo esecutivo. Il nuovo governo di centro-destra, a capo del quale Basescu ha posto Emil Boc (sempre del DPL), non avrà più il problema della conflittualità fra Presidente e Premier, però può contare solo su di una piccola maggioranza parlamentare, perciò in considerazione anche del fatto che l’insorgere di proteste sociali, a causa degli impopolari tagli alla spesa pubblica, potrebbero destabilizzare il governo, non è affatto scontato che possa sopravvivere fino alla fine del prossimo mandato parlamentare nel 2012.
STRUTTURA DELL’ECONOMIA
Da un punto di vista strutturale, il regime comunista ha lasciato in eredità alla Romania un’economia incentrata sull’industria, all’interno della quale l’industria pesante rappresentava la componente preponderante. La struttura economica si è però modificata negli anni a favore del terziario, salito al 54% nel 2008, mentre il peso dell’industria è sceso al 36%; al 12% rimane invece l’incidenza dell’agricoltura, che con gli aiuti derivanti dall’adesione all’UE dovrebbe dotarsi dei mezzi e delle infrastrutture necessarie perché non sia più solo un’agricoltura di sussistenza, ma pronta anche all’esportazione.
La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo, che poggia su fattori come la politica di apertura commerciale, le dimensioni e l'importanza del mercato (21,7 milioni abitanti cca), la posizione strategica del paese in Europa, il vantaggio comparato in termini di costo della manodopera e delle risorse naturali.
Il processo di privatizzazione delle aziende di Stato e di liberalizzazione dell’economia è stato da tempo implementato e si prevedono nuovi impulsi a seguito della recente adesione all’Unione Europea.
AGRICOLTURA
La Romania, con una superficie di 238.391 kmq (circa 2/3 dell’Italia), e una popolazione di quasi 22 milioni di abitanti, si colloca al secondo posto in Europa, dopo la Francia, come terreno agricolo/procapite.
Nelle zone rurali vivono più di 10 milioni di abitanti, che rappresentano ca il 47% del totale degli abitanti. Le stesse zone rurali occupano circa l’89% della superficie totale del Paese.
L’agricoltura, la pesca e il settore forestale impiegano più di 3 milioni di persone ( ca il 34% della popolazione occupata); rappresentando più del 10% del PIL nazionale.
La maggior parte dei terreni arabili era posseduto, gestito ed amministrato dallo Stato attraverso aziende di pubblica proprietà e cooperative, con rigidi controlli di tipo gerarchico. Le risorse e i beni raccolti erano distribuiti prevalentemente alle 400 industrie di trasformazione, di proprietà statale.
Attualmente, più dell’90% del terreno agricolo è stato privatizzato. La privatizzazione è stata attuata attraverso la restituzione dei terreni ai vecchi proprietari.
Il Censimento agricolo effettuato nel 2002, ha fotografato una situazione agricola dominata da piccole tenute e circa 4,5 milioni di aziende agricole.
Lo sforzo degli ultimi anni è quello di cercare la concentrazione delle piccole superfici creando estensioni agricole di medio/grandi dimensioni.
INDUSTRIA
Il settore industriale contribuisce alla composizione del PIL nazionale con una quota del 35% ca.
Il processo di ristrutturazione della produzione industriale è lento, ma progressivo.
La produttività del lavoro è in crescita a testimonianza di processi di ristrutturazione e di ricapitalizzazione efficaci.
È stato possibile attuare la ristrutturazione industriale anche grazie agli aiuti finanziari dell’Unione Europea nell’ambito del programma PHARE.
Gli obiettivi del progetto miravano: alla ristrutturazione e la riconversione delle imprese pubbliche, anche in un contesto favorevole alle piccole e medie imprese; allo sviluppo di un mercato competitivo; all’avvio di un processo di razionalizzazione delle imprese con l’eliminazione delle unità improduttive.
INFRASTRUTTURE
La rete stradale e le infrastrutture della Romania sono inadeguate e hanno rappresentato, specie in questi ultimi anni, un reale freno allo sviluppo del Paese.
Il Governo romeno ha elaborato una strategia a medio-lungo termine (dieci anni) nella quale sono previsti l’ammodernamento e lo sviluppo del sistema ferroviario e stradale nonché la realizzazione di due corridoi di trasporto autostradale.
Lo sviluppo delle infrastrutture e dei trasporti è uno degli obiettivi prioritari per l’allineamento della Romania agli standards degli altri Paesi dell’UE. Attualmente la rete ferroviaria rappresenta la più importante via di comunicazione per beni e passeggeri. Il trasporto aereo, a causa delle difficili condizioni finanziarie, non ha avuto significativi sviluppi. Sono in fase di ristrutturazione diversi aeroporti, sia interni che internazionali.
SITUAZIONE ECONOMICA
Nel 2008 l’inflazione in Romania ha raggiunto il 7.8% medio, per le pressioni generate dalla rapida crescita nei salari pubblici (sganciati dai livelli di produttività e rimproverati anche dal FMI), dall’aumento del credito e dagli elevati prezzi del settore petrolifero e dei generi alimentari. Nel 2009, la contrazione della domanda domestica e il crollo globale dei prezzi delle commodity hanno abbassato l’inflazione al 5.6%, valore ancora superiore al target ufficiale (fissato al 4% con una banda di oscillazione di un punto percentuale, della Banca Centrale) ed elevato per il livello prevalente nelle altre economie dell’UE, ma nella prima parte del 2009 il Paese ha dovuto fare ancora i conti con il rapido deprezzamento del leu a causa della crisi internazionale.
Per il 2010, tuttavia, grazie anche al perseguimento di una politica monetaria restrittiva, con un probabile rialzo dei tassi di interesse, e al blocco della crescita dei salari, l’inflazione media dovrebbe scendere al 4.4% e al 3.4% nelle previsioni al 2011, sempre che non si verifichino aumenti nelle tasse e soprattutto che il leu non sia sottoposto a nuove pressioni.
Il Lei, espresso in new leu (la ridenominazione adottata dalla riforma della moneta romena, del primo luglio 2006, che trasforma la banconota da 10 mila leu nel nuovo lei forte – 4 zeri in meno-), infatti, ha iniziato a deprezzarsi fin dall’estate del 2007, con i primi accenni della crisi dei mercati finanziari. A gennaio 2008 aveva già perso il 19% rispetto all’euro e il deprezzamento si è aggravato quando la crisi finanziaria internazionale è entrata in una nuova fase dopo il crollo della Lehman Brothers in settembre. L’abbassamento del rating a livello Junk di S&P e i crolli della borsa, introducendo ulteriori preoccupazioni sui fondamentali macroeconomici del Paese e sulla capacità del Governo di affrontare la crisi hanno dato il colpo finale e a febbraio 2009 il leu ha raggiunto il minimo storico a 4.3 nel cambio con l’euro e a 3.4 nel cambio con il dollaro, nonostante gli interventi della Banca Centrale. Solo l’annuncio degli aiuti finanziari multilaterali ha rinvigorito un po’ il leu che, sorpassata anche la crisi politica di fine anno, per il 2010 si stima al 2.9 contro il dollaro. Nel complesso, comunque, il leu era sovrastimato e una correzione al ribasso era auspicabile per favorire la competitività delle esportazioni, anche se l’effetto positivo sulle merci non è scontato dato che anche le altre valute nella regione si sono notevolmente deprezzate nel 2009.
Per quanto concerne, infine, l’adesione alla moneta unica, l’obiettivo attualmente non sembra essere alla portata del Paese nemmeno nel medio periodo, la Romania potrebbe forse aspirare ad un ingresso nell’ERMII (fase preliminare per l’adozione dell’euro, della durata di almeno due anni) nel 2012, ma il leu rimane comunque a forte rischio di volatilità, almeno fino a che non si sarà recuperata una certa stabilità sui mercati finanziari.
SITUAZIONE FINANZIARIA
La crisi finanziaria globale non ha colpito direttamente la Romania, dato che il suo sistema finanziario non utilizza strumenti complessi e speculativi, ma l’ingente fabbisogno finanziario del Paese, tradizionalmente coperto con fondi esteri, aveva fatto temere che il Paese fosse particolarmente vulnerabile alla stretta creditizia e all’avversione al rischio verso gli emerging markets scaturite dalla recente crisi finanziaria nei mercati sviluppati. In realtà la Romania è effettivamente entrata in recessione, ma sembra già riavviata, se pur lentamente, sulla via della ripresa e il sostegno fornito dal FMI lascia presupporre per il prossimo futuro un miglior controllo e stabilità delle politiche economiche e una relativa tranquillità sulla capacità del Paese di far fronte alle proprie obbligazioni.
COMMERCIO INTERNAZIONALE
A livello di commercio internazionale, sebbene rimanga considerevole la quota di esportazioni verso la Russia e i paesi dell’ex Unione Sovietica, il Paese si rivolge principalmente all’UE, pertanto ha inevitabilmente risentito del calo nella domanda per importazioni determinato dal rallentamento della crescita in tali economie a causa della crisi. Il calo registrato dalle importazioni rumene nel 2009 (-24%), peraltro, è stato ancora maggiore, quindi, nel complesso, il Paese ha registrato una contrazione del deficit commerciale superiore al 60%, che lo porta intorno ai 10USD/mld, pari al 6.6% del PIL (26USD/mld nel 2008).
Nel 2010, poi, il persistere della debolezza della domanda domestica per la rallentata crescita dei salari e del credito, inciderà ancora sulle importazioni che rimarranno contenute, così come il deficit (al 6.8% del PIL).
Relativamente, invece, ai partner commerciali, la Romania commercia in particolare con la Germania (16.5% delle esportazioni, dati al 2008), l’Italia (15.6% dell’export), la Francia (7.4%) e la Turchia (6.6%). Anche per le importazioni la Germania e l’Italia, rispettivamente con il 16.4% e l’11.4% sono i paesi di riferimento cui si aggiunge l’Ungheria (7.4%), la Russia (6%) e più recentemente anche la Cina, in crescita.
L’Italia, superata dalla Germania nel 2008, rimane comunque uno dei partner commerciali più importanti della Romania dove sono oltre 25.000 le società a capitale italiano, in gran parte del settore tessile e calzaturiero, prevalentemente del Nord Est, ma non solo; dal 2006, infatti, l’ENEL ha il controllo della compagnia elettrica.
La Romania, grande esportatore di idrocarburi ai tempi della seconda guerra mondiale (e tuttora maggior produttore dell’Europa centro orientale), con la sua attuale produzione non riesce a far fronte nemmeno al fabbisogno interno e il Governo è impegnato ad accrescere la produzione domestica per ridurre la dipendenza dalle importazioni, ma gli investimenti nel settore, da parte delle grandi compagnie occidentali, negli anni, hanno risentito dell’ambiente poco favorevole al business.
Principali fonti: ICE – SINTESI 2000

Banca Italo Romena nasce nel 1980 ed è la prima joint-venture tra Italia e Romania nel settore bancario. Nel 2000 Veneto Banca, istituto di credito giovane e dinamico che operava principalmente nel trevigiano, ne assunse il controllo, con la volontà di accompagnare gli imprenditori locali che in numero sempre maggiore delocalizzavano le attività produttive.
Da allora ad oggi - pur focalizzando la sua attività al servizio delle imprese - Banca Italo Romena si è gradualmente aperta al mercato, rivolgendosi anche agli operatori locali e proponendosi come interlocutore per le famiglie e le istituzioni.
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